Archivio Categoria 'Diritto Penale'


Atti persecutori o Stalking

Autore: Andrea Mandolesi
11 Marzo 2009

 

In data 24 febbraio 2009 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge n. 11 del 23 febbraio 2009 dal titolo “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonchè in tema di Atti persecutori”.

 

Proprio in riferimento a quest’ultimo aspetto, il Governo ha inserito all’art. 7 comma 1 del predetto decreto (conosciuto anche sotto il nome di decreto anti-violenze), l’inedita fattispecie di “Atti persecutori” o Stalking (dal verbo inglese to stalk: fare posta alla preda).  

 

L’art. 612 bis del codice penale così recita:

 

Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104 (legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti dele persone handicappate), ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104, nonchè quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio”.

 

Ad una prima lettura della norma testè richiamata, si evidenza come, per la sussistenza del reato, sia necessaria la realizzazione di una pluralità di comportamenti tipici, ovvero sia indispensabile la loro reiterazione. Inoltre, oltre ad essere più di una, le condotte reiterate dovranno necessariamente produrre determinati eventi. Trattasi, infatti, di reato di evento. In particolare le condotte incriminate dovranno cagionare almeno una tra queste ipotesi: 1) un perdurante e grave stato di ansia o di paura nella vittima; 2) ingenerare nella stessa un fondato timore per la propria incolumità o per quella di persone a lei vicine; 3) costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita.

 

Una particolarità della norma in parola è senza dubbio costituita dalla procedibilità. In effetti, condizione indispensabile per la perseguibilità del reato, è che vi sia la querela della persona offesa, tranne quei casi in cui il reato sia commesso in danno di minori o disabili, oppure quando sia connesso ad altro procedibile d’ufficio.

 

La caratteristica più significativa è, tuttavia, costituita dal termine per la sua proposizione. Non tre mesi, come nella generalità dei reati, ma sei come già previsto in materia di reati sessuali. Nessuna menzione, invece, circa la sua irrevocabilità: quindi, anche per questa tipologia di reati, la rimettibilità della querela seguirà quelle che sono le regole generali.

 

Da ultimo, deve essere spesa qualche parola per la cosiddetta istanza di ammonimento, prevista e disciplinata dall’art. 8 del citato decreto.

 

In effetti, in un ottica di prevenzione e della repressione dello Stalking, è stato previsto che, fino a quando non sia stata presentata querela, la vittima possa rivolgersi all’autorità chiedendo al questore l’adozione di un provvedimento di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. Il questore, qualora ritenga fondata la richiesta, provvederà ad ammonire oralmente il soggetto invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge. Scopo dell’ammonimento, del quale andrà redatto processo verbale, altro non è se non quello di prevenire la consumazione di atti persecutori, affinchè vengano interrotte tutte le interferenze nella vita del soggetto richiedente.

 

Si ricordi inoltre che, qualora l’autore dei fatti dovesse essere stato già  oggetto di un precedente ammonimento, in tal caso, la pena sarà aumentata e si procederà anche d’ufficio. 

 

Infine, al fine di rendere ancor più stringenti le forme di tutela per la vittima di Stalking, il legislatore ha previsto la possibilità di prescrivere, al responsabile della condotta rilevante, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.

 

 


La remissione “tacita” della querela

Autore: Andrea Mandolesi
20 Febbraio 2009

 

 

Si segnala all’attenzione dei lettori, la recente sentenza della Corte di Cassazione a Sezione Unite, in materia di remissione tacita della querela.

 

 

La citata sentenza, analizza la possibilità di ritenere la remissione tacita della querela nel caso di omessa presentazione all’udienza del querelante, nonostante l’invito del giudice a comparire (ovvero, con l’avvertimento che, la mancata giustificata comparizione, sarà da considerarsi quele remissione tacita di querela).

 

 

Una questione assai dibattuta e che pare, con la sentenza in parola, essere risolta in favore della impossibilità di considerare la mancata comparizione della parte (querelante) come implicita volontà di rinunciare alla sua pretesa punitiva.

 

 

Leggi la sentenza del 30/10/2008 della Corte a Sezione Unite.


Massime della Cassazione penale

Autore: Andrea Mandolesi
2 Febbraio 2009

 

Si segnala all’attenzione dei gentili lettori, questa sintetica raccolta di alcune recenti massime della Cassazione penale.

 

 

Circolazione stradale - Investimento di ciclista (Sezione IV, sentenza n. 40802 del 2008).

 

 

L’accertata sussistenza di una condotta antigiuridica di uno degli utenti della strada con violazione di specifiche norme di legge o di precetti generali di comune prudenza non può di per sé far presumere l’esistenza del nesso causale tra il suo comportamento e l’evento dannoso, che occorre sempre provare e che si deve escludere quando sia dimostrato che l’incidente si sarebbe ugualmente verificato senza quella condotta o è stato, comunque, determinato esclusivamente da una causa diversa. (Nella specie, da queste premesse, la Corte ha condiviso la decisione di merito che aveva mandato assolto un automobilista dal reato di omicidio colposo in danno di un ciclista, poiché la ricostruzione tecnica dell’incidente aveva stabilito che il sinistro si sarebbe ugualmente verificato anche laddove l’automobilista avesse rispettato il limite di velocità, onde il superamento del limite, peraltro in misura non particolarmente elevata, doveva ritenersi irrilevante ai fini dell’eziologia dell’incidente, il quale, anche in assenza dell’accertata violazione, si sarebbe ugualmente verificato).

 

 

Guida sotto l’influenza dell’alcool (Sezione IV, sentenza n. 47404 del 2008).

 

 

Ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui all’art. 186 del codice della strada, anche a seguito della riforma di cui al decreto legge n. 117 del 2007, convertito dalla legge n. 160 del 2007, il giudice può pur sempre formare il suo libero convincimento in base a elementi probatori acquisiti che siano diversi dai risultati dell’alcool test, ai sensi dei principi generali in materia di prova. Peraltro, la possibilità per il giudice di avvalersi, ai fini dell’affermazione della sussistenza dello stato di ebbrezza, delle sole circostanze sintomatiche riferite dagli agenti accertatori (come detto, a prescindere dall’esito dell’alcool test) può, il più delle volte, circoscriversi alla sola fattispecie meno grave, ovvero quella prevista alla lettera a) dell’articolo 186, imponendosi per le ipotesi più gravi l’accertamento tecnico del livello effettivo di alcool tramite il test.  

 

 

Reati contro il patrimonio - Furto con mezzo fraudolento (Sezione V, sentenza n. 43224 del 2008).

 

 

In materia di furto, integra l’aggravante del mezzo fraudolento (ex art. 625 n. 2 c.p.) l’uso da parte dell’autore, per aprire serrature o altri congegni di chiusura, di una chiave non legittimamente venuta in suo possesso, solo se e in quanto egli abbia posto in essere una qualche escogitazione particolare per acquisire la disponibilità della chiave.

 

 

Reati contro il patrimonio - Furto (Sezione V, sentenza n. 44157 del 2008).

 

 

Nel caso di furto di autovettura munita di un antifurto satellitare deve escludersi la configurabilità dell’aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p. (esposizione alla pubblica fede), anche laddove l’autovettura sia stata parcheggiata su una strada pubblica. Infatti, in ragione della presenza di un simile sistema di protezione, l’autovettura è sottoposta a una continuativa e diretta vigilanza da parte dell’incaricato della sua protezione (ossia della società di gestione del sistema di rilevamento satellitare) e, con esso, del proprietario.

 

 

Reati contro l’amministrazione della giustizia - Evasione (Sezione V, sentenza n. 43283 del 2008).

 

 

Commette il reato di evasione dagli arresti domiciliari il soggetto che, autorizzato dal giudice ad allontanarsi dal luogo degli arresti domiciliari per il solo tempo strettamente necessario ad accompagnare la convivente in ospedale il giorno del parto, si rechi invece, dopo la lascita del figlio, all’anagrafe per la dichiarazione di nascita.

 

 

Reati contro la persona - Diffamazione (Sezione V, sentenza n. 44522 del 2008)

 

 

La cronaca giudiziaria è lecita quando diffonda la notizia di un provvedimento giudiziario, mentre non lo è quando le informazioni da esso desumibili siano utilizzate dal giornalista per effettuare ricostruzioni o ipotesi giornalistiche autonomamente offensive, giacché, in tal caso, il giornalista deve assumersi direttamente l’onere di verificare le notizie e non può certo esibire il provvedimento giudiziario quale unica fonte di informazione e di legittimazione dei fatti riferiti. In sostanza, se il giornalista si limita a dare notizia dell’adozione del provvedimento giudiziario relativo a un determinato fatto, la notizia che egli diffonde non è quella del fatto in sé e della verità storica di tale fatto, ma quella che concerne l’esistenza del provvedimento giudiziario, onde la condotta del giornalista è scriminata proprio perché si limita a porre il lettore di normale avvedutezza nella condizione di comprendere che la condotta avente rilevanza penale di cui riferisce è comunque soltanto l’oggetto di un determinato provvedimento giudiziario, magari destinato ad avere ulteriori sviluppi. Mentre, se il giornalista riporta un fatto riguardato da un provvedimento giudiziario e lo rilancia come fatto realmente verificatosi, va esente dal reato di diffamazione solo quando dia la prova della verità del fatto stesso e, comunque, per potersi avvalere della scriminante in via putativa, egli è tenuto ad effettuare e dimostrare di avere effettuato i necessari controlli di veridicità prima di pubblicare la notizia.

 

 

Processo penale a carico dei minorenni e perdono giudiziale (Sezione I, sentenza n. 45080 del 2008).

 

 

E’ erronea la decisione del giudice minorile che, nel concedere il perdono giudiziale, abbia fondato la prognosi di futuro buon comportamento, e cioè la ragionevole presunzione che il minore si asterrà dal commettere ulteriori reati, sul solo fatto dell’incensuratezza dell’imputato, giacché l’assenza di precedenti penali è solo uno dei tanti parametri, oggettivi e soggettivi, indicati nell’art. 133 c.p. ai fini della formulazione del giudizio prognostico (art. 169 c.p.). In proposito, se è vero che il giudice può basarsi anche su uno solo di tali elementi, egli deve, in simili casi, dare conto di siffatta scelta discrezionale ed esprimere una puntuale motivazione circa le ragioni per cui un solo dato prevalga in modo così determinante sugli altri parametri. Questa necessità è ancora più stringente nel processo minorile atteso che ad entrare in gioco è la personalità non ancora formata di un minore.

 

 

 Reati contro la famiglia - Maltrattamenti (Sezione VI, sentenza n. 45808 del 2008).

 

 

Ai fini della configurabilità dell’elemento soggettivo del reato di maltrattamenti in famiglia, non è necessario il dolo specifico, ossia che l’agente debba prefiggersi lo scopo di rendere abitualmente dolorosa la vita delle sue vittime, a causa di una inclinazione prevaricatoria, ma è invece sufficiente il dolo generico, ovvero che il soggetto abbia la coscienza e volontà di mantenere abitualmente un comportamento che sia causa di sofferenze e abbia effetto di degradazione dei rapporti con i conviventi.

 

 

Reati contro il patrimonio - Ricettazione (Sezione II, sentenza n. 47631 del 2008).

 

 

In tema di ricettazione, l’ipotesi attenuata prevista dal comma 2 dell’art. 648 c.p. deve essere valutata con riguardo a tutte le componenti oggettive e soggettive del fatto e cioè non solo con riguardo alla qualità della res provento del delitto. L’aspetto patrimoniale del valore della cosa, infatti, non è né esclusivo, né decisivo, dovendosi considerare ogni elemento della vicenda; il valore della cosa, le modalità e i motivi dell’azione, la personalità del colpevole e la condotta complessiva di quest’ultimo.

 

 

Stupefacenti e coltivazione (Sezione IV, sentenza n. 40819 del 2008).

 

 

La coltivazione non autorizzata di piante, dalle quali siano estraibili sostanze stupefacenti o psicotrope, costituisce un reato di pericolo presunto o astratto, essendo punito ex se il fatto della coltivazione, indipendentemente dalla percentuale di sostanza pura o di principio attivo presente nelle infiorescenze o nelle foglie, pur con la precisazione, fornita dalla Corte costituzionale (sentenza n. 360 del 1995), che spetta in ogni caso al giudice di merito verificare se la specifica condotta di coltivazione oggetto della contestazione risulti effettivamente e concretamente pericolosa, cioè idonea a ledere e/o porre in pericolo il bene giuridico tutelato, giacché laddove questa risultasse assolutamente inidonea a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato dovrebbe concludersi per la non offensività della condotta, con la conseguente applicazione della disciplina del reato impossibile. (Nella specie, relativa alla coltivazione di 31 piante di canapa indiana, la Corte ha ritenuto sufficientemente motivata la decisione di merito che, pur in assenza di specifico accertamento tossicologico, aveva considerato dimostrata la pericolosità in concreto della piante valorizzando le ammissioni di uno degli imputati, apprezzate come sostanzialmente ammissive del fatto che trattavasi di piante di canapa indiana e delle modalità con cui era stata svolta l’attività di coltivazione; la Corte ha ritenuto l’assunto idoneo a reggere il vaglio di legittimità, pur evidenziando che sarebbe stato dirimentemente preferibile lo svolgimento di un mirato accertamento tossicologico). 

 

 

Stupefacenti e lieve entità (Sezione VI, sentenza n. 45818 del 2008).

 

 

Il fatto di lieve entità previsto dall’art. 73, comma 5, DPR n. 309/90, integra una circostanza attenuante ad effetto speciale a norma dell’articolo 63 comma 3 del codice penale, che non si sottrae al giudizio di comparazione ex art. 69 comma 4 del codice penale con le aggravanti eventualmente contestate.

 

 

 

 


Misure contro la prostituzione

Autore: Andrea Mandolesi
17 Settembre 2008

 

Pubblichiamo il recente disegno di legge in materia di misure contro la prostituzione, con a seguire un breve commento.

 

Art. 1.

1. All’art. 1 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

“Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, esercita la prostituzione ovvero invita ad avvalersene è punito con l’arresto da cinque a quindici giorni e con l’ammenda da duecento a tremila euro.
Alla medesima pena prevista al secondo comma soggiace chiunque in luogo pubblico o aperto al pubblico si avvale delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione o le contratta.”

 

Art. 2

Prostituzione minorile e rimpatrio assistito.

1. L’articolo 600-bis del codice penale è sostituito dal seguente:

Art 600-bis

E’ punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque:

a) recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;

b) favorisce, sfrutta, gestisce,organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i sedici ed i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000.

Se i fatti di cui al primo e secondo comma sono commessi nei confronti di persona che non abbia compiuto gli anni sedici, la pena è aumentata da un terzo alla metà. Le circostanze attenuanti eventualmente concorrenti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114 del codice penale, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto alla presente aggravante e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’applicazione della stessa.

Se l’autore dei fatti di cui al secondo e terzo comma è minore di anni diciotto la pena è ridotta da un terzo a due terzi”.

2. I soggetti minori stranieri non accompagnati che esercitano la prostituzione nel territorio dello Stato, sono riaffidati alla famiglia o alle autorità responsabili del Paese di origine o di provenienza, nel rispetto dei diritti garantiti al minore dalle convenzioni internazionali, dalla legge e dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria e con modalità tali da assicurare il rispetto e l’integrità delle condizioni psicologiche del minore, attraverso la procedura di rimpatrio assistito di cui al comma 2-bis dell’articolo 33 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modificazioni. Con regolamento ai sensi dell’articolo 17, comma 1 della legge n. 400 del 1988, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri o di Ministro delegato, di concerto con i Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali, degli affari esteri, dell’interno e della giustizia, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite procedure accelerate e semplificate per l’adozione del provvedimento di rimpatrio assistito del minore che abbia esercitato la prostituzione.

 

Art. 3

Associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.

1. All’articolo 416 del codice penale è aggiunto il seguente comma:

“Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti previsti dall’articolo 600-bis ovvero i delitti di reclutamento, induzione, agevolazione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione si applica la reclusione da quattro a otto anni nei casi di cui al primo comma e la reclusione da due a sei anni nei casi previsti dal secondo comma.”.

 

Art. 4

Norme finanziarie e abrogazioni.

1. Dall’attuazione del comma 2 dell’articolo 2 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Alle attività previste dalla presente legge le amministrazioni interessate provvedono con le risorse umane,strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

2. E’ abrogato l’articolo 5 della legge 20 febbraio 1958, n. 75.

 

 

Secondo il sopra evidenziato disegno legge, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, esercitare la professione più antica del mondo diventa reato.

 

La normativa in esame prevede, infatti, una responsabilità penale non solo per chi si prostituisca in strada, in luoghi pubblici o comunque aperti al pubblico ma, vieppiù, considera penalmente rilevante la condotta di chi “utilizzi” le prestazioni sessuali.

 

Il cliente, si badi bene, potrà essere ritenuto responsabile, anche quando la sua condotta sia ancora nella fase di “contrattazione” per ricevere una prestazione sessuale dalla prostituta. In buona sostanza, potrà essere punito colui (o colei) che si avvalga delle “performance” della meretrice e chi, semplicemente, contratti.

 

Non poche perplessità suscita il provvedimento de quo.

 

Non è pensabile, a mio avviso, di poter punire chi venga “pizzicato” a contrattare con la prostituta.  O meglio, una sanzione irrogata in un caso del genere, offrirebbe il fianco a valanghe di ricorsi con ampie possibilità di accoglimento e buona pace per gli avvocati.

 

In buona sostanza, quando si potrà con certezza affermare che il cliente intento a chiaccherare con una prostituta stia davvero contrattando? Quale sarà il criterio utilizzato per considerare la condotta del “contrattante” penalmente rilevante e quindi punibile? Dove sta scritto che le prostitute non possano parlare con un amico? Ad avviso di chi scrive, l’unico modo che consentirebbe (il condizionale è d’obbligo, poichè assolutamente irrealizzabile) sarebbe l’utilizzo di registratori vocali!!!

 

Ad ogni buon conto, è doveroso ricordare che il problema delle lucciole in strada rappresenta una piaga sociale reale e, per ciò, non deve essere in alcun modo sottovalutata.

Tra l’altro, è un problema particolarmente sentito dalla maggioranza della collettività.

 

Tuttavia, si deve registrare, per l’ennesima volta, l’inadeguatezza dell’intervento legislativo. In effetti, pur partendo da un presupposto condiviso dalla maggioranza del paese, ovvero quello di porre rimedio al problema della prostituzione in strada, l’intervento legilsativo non si pone come risolutivo dovendo, ancora una volta (come troppo spesso accade nel nostro paese), fare i conti con le ideologie e gli interessi presenti sul territorio. Con queste premesse, è evidente che non si potrà mai pervenire ad una soluzione definitiva e, soprattutto, giusta del problema.

 

A parole, tutti sono d’accordo nel ritenere poco edificante per le città e per nulla educativo per i giovani, la visione costante sulle strade di donne che vendono il proprio corpo in cambio di denaro. Altrettanto in accordo sono nel pensare che, se di lavoro più antico del mondo si tratta, allora non è certo facendo “ammende” a chi cede alle prestazioni sessuali di una prostituta che si risolve la problematica.

 

Non faremmo altro che spostare il problema in altri luoghi, ancor meno sicuri e che, tra l’altro, già esistono.

 

E allora mi chiedo, e chiedo, perché adottare un provvedimento che ha uno scopo assolutamente condivisibile sapendo al contempo che il problema non verrà comunque risolto. Non vorrei paragonare i legiferanti a “struzzi” ma fino a quando si adotteranno provvedimenti giusti da un punto di vista ideologico, ma inefficaci nella sostanza, saremo obbligati quantomeno a pensarlo!

 

Unica soluzione adottabile è quella paventata da alcune parti politiche e non, di ripristinare le case chiuse con tanta felicità per le casse dello Stato e per favorire un maggior controllo, in primis sanitario, da parte delle autorità sull’attività di meretricio che sempre c’è stata e, ne siamo certi, sempre ci sarà. Forse Roma non ci permetterà mai di giungere ad un tale elevato stato di civiltà!

 

Tornando all’analisi del fresco disegno di legge, deve essere salutato con successo, invece, la parte finale del disegno del provvedimento che aumenta le pene previste per chi sfrutti la prostituzione minorile e l’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.

 

Da ultimo, aumenti di pena sono previsti per chi, compia atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici ed i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità anche non economica. Mentre vengono introdotte nuove norme in riferimento a minori stranieri (non assistiti) che esercitino la prostituzione. Per loro vengono previste procedure semplificate affinché possano essere riaffidati alle famiglie di origine o alle autorità del paese di provenienza.