Archivio Categoria 'Diritto Civile'


Massime della Cassazione Civile

Autore: Andrea Mandolesi
1 Giugno 2009

 

Si segnala all’attenzione dei gentili lettori, questa sintetica raccolta di alcune recenti massime della Cassazione civile.

 

 

 

Comunione e Condominio (Sezione II, sentenza n. 24305 del 2008).

 

 

L’amministratore del condominio è legittimato senza necessità di autorizzazione dell’assemblea dei condomini a instaurare un giudizio per ottenere la rimozione di opere e manufatti realizzati da un condomino in pregiudizio delle parti comuni dell’edificio condominiale, posto che una tale domanda rientra negli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni stesse ai sensi dell’articolo 1130 n. 4 c.c.

 

 

Interpretazione del contratto (Sezione I, sentenza n. 25991 del 2008).

 

 

L’interpretazione del contratto e degli atti di autonomia privata costituisce attività riservata al giudice di merito, censurabile in sede di legittimità solo per violazione dei criteri legali di ermeneutica contrattuale, ovvero per vizi di motivazione, qualora la stessa risulti contraria a logica o incongrua, cioè tale da non consentire il controllo del procedimento logico seguito per giudice alla decisione. Ai fini della censura di violazione dei canoni ermeneutici è necessaria la specificazione dei canoni in concreto violati con la precisazione del modo e delle considerazioni attraverso i quali il giudice se ne è discostato. La denunzia del vizio di motivazione, invece, deve essere effettuata mediante la precisa indicazione delle lacune argomentative, ovvero delle illogicità consistenti nell’attribuzione agli elementi di giudizio di un significato estraneo al senso comune, oppure con l’indicazione dei punti inficiati da mancanza di coerenza logica, e cioè connotati da una assoluta incompatibilità degli argomenti, sempre che questi vizi emergano dal ragionamento logico svolto dal giudice di merito quale risulta dalla sentenza. In ogni caso, per sottrarsi al sindacato di legittimità, non è necessario che quella data dal giudice sia l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto, sicché quando di una clausola siano possibili due o più interpretazioni, non è consentito alla parte, che aveva proposto l’interpretazione disattesa dal giudice, dolersi in sede di legittimità del fatto che ne sia stata privilegiata un’altra.

 

 

Contratti e simulazione (Sezione III, sentenza n. 9012 del 2009).

 

 

Colui che deduce la simulazione di un contratto in una violazione di norme imperative può avvalersi di testimoni e presunzioni, può provare il contratto dissimulato. La prova, peraltro, deve attenere non solo agli elementi caratterizzanti dell’uno o dell’altro tipo di contratto, ma anche all’accordo simulato e deve, quindi avere a oggetto anche elementi e circostanze idonei a disgelare l’intento negoziale comune simulatorio, Il relativo onere, quindi, non può ritenersi assolto in base al mero positivo riscontro di una sommatoria di dati astrattamente riconducibili a una diversa fattispecie negoziale.

 

 

Difensori e procura alle liti (Sezione II, sentenza n. 24955 del 2008).

 

 

La procura alle liti deve ritenersi conferita in Italia, se reca la autenticazione della firma da parte di un legale ivi esercente, e spetta all’ente, che sostenga l’invalidità della procura stessa sotto il profilo del suo rilascio all’estero, dare la prova di tale assunto, a norma dell’articolo 2697 del c.c.

 

 

 

Svolgimento di mansioni superiori nell’impiego pubblico (Sezione lavoro, sentenza n. 15498 del 2008).

 

 

Per il temporaneo esercizio, nel pubblico impiego, di mansioni più elevate rispetto a quelle della qualifica di appartenenza, il dipendente ha diritto a un compenso aggiuntivo, che, nell’osservanza di quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione, può non corrispondere alla differenza con la retribuzione prevista per il superiore livello, e può essere determinato anche dalla norma collettiva.

 

 

Mancata esecuzione della prestazione lavorativa (Sezione lavoro, sentenza n. 8720 del 2009).

 

 

La mancata esecuzione della prestazione lavorativa costituisce giustificato motivo di licenziamento, potendo essere ricondotta alla più generale nozione di inadempimento di non scarsa importanza, della quale all’articolo 1455 del c.c., e la sua pacifica verificazione da una parte esonera il datore di lavoro dall’onere della prova impostogli dall’articolo 5 della legge 604/1966, e dall’altra comporta che il lavoratore inadempiente possa liberarsi dalla responsabilità provando la non imputabilità dell’assenza.

 

 

Proprietà in genere (Sezione II, sentenza n. 4679 del 2009).

 

 

Ai fini delle norme codicistiche sulla proprietà, la nozione di costruzione non è limitata a realizzazioni di tipo strettamente edile, ma si estende a un qualsiasi manufatto, avente caratteristiche di consistenza e stabilità, per le quali non rileva la qualità del materiale adoperato, quanto, invece, la sua infissione al suolo in senso fisico e finalistico. Ne consegue che non può ritenersi rilevante la sostituzione dei materiali con cui viene realizzata la costruzione, in quanto legno e il vetro, sono idonei a integrare una costruzione, sicché la successiva trasformazione non incide ai fini dell’azione di ripristino spettante al vicino, fatti salvi i possibili rilievi per una diversa incidenza della trasformazione stessa sulla statica dell’edificio.

 

 

Locazioni e immobili a uso diverso da quello abitativo (Sezione III, sentenza n. 23856 del 2008).

 

 

In tema di locazioni di immobili urbani ad uso non abitativo il diritto di prelazione e quello di riscatto, previsto dagli articoli 38 e 39 della legge n. 392 del 1978, sussistono soltanto nel caso in cui il trasferimento a titolo oneroso del bene locato sia realizzato mediante una compravendita, e non anche nel caso permuta. 

 

 

Responsabilità civile e perdita di chances (Sezione I, sentenza n. 23557 del 2008).

 

 

La perdita di chances, configura una voce del danno patrimoniale risarcibile, in quanto sia provata e costituisca diretta conseguenza della condotta che l’ha asseritamente prodotta, qualora il danneggiato riesca a provare, pur solo in modo presuntivo o secondo un calcolo di probabilità, la realizzazione in concreto di alcuni dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato e impedito dalla condotta illecita della quale il danno risarcibile deve essere conseguenza immediata e diretta.

 

 

Successione e debiti ereditari (Sezione III, sentenza n. 24792 del 2008).

 

 

Sia l’articolo 752 del c.c., che concerne i rapporti tra coeredi, sia l’articolo 754 del c.c., in base al quale i creditori possono pretendere nei confronti di ciascun coerede l’adempimento della prestazione divisibile in misura non eccedente la rispettiva quota ereditaria, sono anche tacitamente derogabili dagli eredi, e non impediscono che un  solo coerede assuma l’obbligo di adempiere l’intero credito.

 

 

Danno cagionato da cose in custodia (Sezione III, sentenza n. 8157 del 2009).

 

 

In tema di responsabilità dell’ente pubblico per danni patiti dall’utente di una strada aperta al pubblico transito, ai fini del giudizio sulla qualificazione della prevedibilità o meno della repentina alterazione dello stato della cosa (nella specie, frana di modeste dimensioni di materiale roccioso sulla sede stradale) occorre avere riguardo, segnatamente per quanto riguarda i pericoli derivanti da situazioni strutturali e dalle caratteristiche della cosa, al tipo di pericolosità che ha provocato l’evento di danno e che può atteggiarsi diversamente, ove si tratti di una strada, in relazione ai caratteri specifici di ciascun tratto e agli analoghi eventi che lo abbiano in precedenza interessato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il decreto Gelmini

Autore: Andrea Mandolesi
5 Novembre 2008

Il 29 ottobre 2008 il Senato ha approvato il decreto legge del 1 settembre 2008 n. 137, meglio conosciuto come “decreto Gelmini”.

In attesa della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Repubblica, non sembrano placarsi le polemiche che hanno seguito tutto il suo iter legislativo: come noto, le università e le associazioni studentesche, ritenute le categorie maggiormente colpite (negativamente) dal provvedimento in parola, sono tutt’ora sul piede di guerra.

 

Ecco il testo del provvedimento:

 

Articolo 1.

Cittadinanza e Costituzione.

1. A decorrere dall’inizio dell’anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell’articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all’acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell’infanzia.

1-bis. Al fine di promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale, definito dalla Carta costituzionale, sono altresì attivate iniziative per lo studio degli statuti regionali delle regioni ad autonomia ordinaria e speciale.

2. All’attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

 

Articolo 2

Valutazione del comportamento degli studenti.

1. Fermo restando quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede.

1-bis. Le somme iscritte nel conto dei residui del bilancio dello Stato per l’anno 2008, a seguito di quanto disposto dall’articolo 1, commi 28 e 29, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, non utilizzate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere destinate al finanziamento di interventi per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici ovvero di impianti e strutture sportive dei medesimi. Al riparto delle risorse, con l’individuazione degli interventi e degli enti destinatari, si provvede con decreto del ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.

2. A decorrere dall’anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento è effettuata mediante l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi.

3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del ciclo. Ferma l’applicazione della presente disposizione dall’inizio dell’anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi, nonché eventuali modalità applicative del presente articolo.

 

Articolo 3

Valutazione sul rendimento scolastico degli studenti.

1. Dall’anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite sono effettuate mediante l’attribuzione di voti numerici espressi in decimi e illustrate con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall’alunno.

1-bis. Nella scuola primaria i docenti, con decisione assunta all’unanimità, possono non ammettere l’alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione.

2. Dall’anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite nonché la valutazione dell’esame finale del ciclo sono effettuate mediante l’attribuzione di voti numerici espressi in decimi.

3. Nella scuola secondaria di primo grado sono ammessi alla classe successiva, ovvero all’esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto, con decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe, un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.

3-bis. Il comma 4 dell’articolo 185 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, è sostituito dal seguente:

4. L’esito dell’esame conclusivo del primo ciclo è espresso con valutazione complessiva in decimi e illustrato con una certificazione analitica dei traguardi di competenza e del livello globale di maturazione raggiunti dall’alunno; conseguono il diploma gli studenti che ottengono una valutazione non inferiore a sei decimi.

4. Il comma 3 dell’articolo 13 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, è abrogato;

al comma 5, dopo le parole: degli studenti sono inserite le seguenti:, tenendo conto anche dei disturbi specifici di apprendimento e della disabilità degli alunni,.

5. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti, tenendo conto anche dei disturbi specifici di apprendimento e della disabilità degli alunni, e sono stabilite eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo.

 

Articolo 4

Insegnante unico nella scuola primaria.

1. Nell’ambito degli obiettivi di razionalizzazione di cui all’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti previsti dal comma 4 del medesimo articolo 64 è ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.

2. Con apposita sequenza contrattuale è definito il trattamento economico dovuto all’insegnante unico della scuola primaria, per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all’orario d’obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali.

2-bis. Per la realizzazione delle finalità previste dal presente articolo, il ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ferme restando le attribuzioni del comitato di cui all’articolo 64, comma 7, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, provvede alla verifica degli specifici effetti finanziari determinati dall’applicazione del comma 1 del presente articolo, a decorrere dal 1o settembre 2009. A seguito della predetta verifica per le finalità di cui alla sequenza contrattuale prevista dal comma 2 del presente articolo, si provvede, per l’anno 2009, ove occorra e in via transitoria, a valere sulle risorse del fondo d’istituto delle istituzioni scolastiche da reintegrare con quota parte delle risorse rese disponibili ai sensi del comma 9 dell’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei limiti dei risparmi di spesa conseguenti all’applicazione del comma 1, resi disponibili per le finalità di cui al comma 2 del presente articolo e in ogni caso senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

2-ter. La disciplina prevista dai presente articolo entra in vigore a partire dall’anno scolastico 2009/2010, relativamente alle prime classi del ciclo scolastico.

 

Articolo 5

Adozione dei libri di testo.

1. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l’editore si è impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo che per la pubblicazione di eventuali appendici di aggiornamento da rendere separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l’adozione dei libri di testo avvienecnella scuola primaria con cadenza quinquennale, a valere per il successivo quinquennio e nella scuola secondaria di primo e secondo grado ogni sei anni, a valere per i successivi sei anni. Il dirigente scolastico vigila affinché le delibere dei competenti organi scolastici concernenti l’adozione dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni vigenti.

 

Articolo 5-bis

Disposizioni in materia di graduatorie ad esaurimento.

1. Nei termini e con le modalità fissati nel provvedimento di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento da disporre per il biennio 2009/2010, ai sensi dell’articolo 1, commi 605, lettera c), e 607, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, i docenti che hanno frequentato i corsi del IX ciclo presso le scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS) o i corsi biennali abilitanti di secondo livello ad indirizzo didattico (COBASLID), attivati nell’anno accademico 2007/2008, e hanno conseguito il titolo abilitante sono iscritti, a domanda, nelle predette graduatorie e sono collocati nella posizione spettante in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti.

2. Analogamente sono iscritti, a domanda, nelle predette graduatorie e sono collocati nella posizione spettante in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti i docenti che hanno frequentato il primo corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di educazione musicale delle classi di concorso 31/A e 32/A e di strumento musicale nella scuola media della classe di concorso 77/A e hanno conseguito la relativa abilitazione.

3. Possono inoltre chiedere l’iscrizione con riserva nelle suddette graduatorie coloro che si sono iscritti nell’anno accademico 2007/2008 al corso di laurea in scienze della formazione primaria e ai corsi quadriennali di didattica della musica; la riserva è sciolta all’atto del conseguimento dell’abilitazione relativa al corsodi laurea e ai corsi quadriennali sopra indicati e la collocazione in graduatoria è disposta sulla base dei punteggi attribuiti ai titoli posseduti.

 

Articolo 6

Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria.

1. L’esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria istituiti a norma dell’articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, e successive modificazioni, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all’insegnamento nella scuola primaria o nella scuola dell’infanzia, a seconda dell’indirizzo prescelto.

2. Le disposizioni di cui al comma i si applicano anche a coloro che hanno sostenuto l’esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata in vigore del presente decreto.

 

Articolo 7

Modifica del comma 433 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, in materia di accesso alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia.

1. Il comma 433 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è sostituito dal seguente:

«433. Al concorso per l’accesso alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superano il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l’abilitazione per l’esercizio dell’attività professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole immediatamente successiva al concorso espletato».

 

Articolo 7-bis

Provvedimenti per la sicurezza delle scuole.

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, formulato ai sensi dell’articolo 80, comma 21, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, è destinato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche in cui il piano stesso è ricompreso.

2. Al fine di consentire il completo utilizzo delle risorse già assegnate a sostegno delle iniziative in materia di edilizia scolastica, le economie, comunque maturate alla data di entrata in vigore del presente decreto e rivenienti dai finanziamenti attivati ai sensi dell’articolo 11 del decreto-legge 1o luglio 1986 n. 318, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 1986, n. 488, dall’articolo 1 della legge 23 dicembre 1991, n. 430 e dall’articolo 2, comma 4, della legge 8 agosto 1996, n. 431, nonché quelle relative a finanziamenti per i quali non sono state effettuate movimentazioni a decorrere dal 1o gennaio 2006, sono revocate. A tal fine le stazioni appaltanti provvedono a rescindere, ai sensi dell’articolo 134 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, i contratti stipulati, quantificano le economie e ne danno comunicazione alla regione territorialmente competente.

3. La revoca di cui al comma 2 è disposta con decreto del ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentite le regioni territorialmente competenti e le relative somme sono riassegnate, con le stesse modalità, per l’attivazione di opere di messa in sicurezza delle strutture scolastiche finalizzate alla mitigazione del rischio sismico, da realizzare in attuazione del patto per la sicurezza delle scuole sottoscritto il 20 dicembre 2007, dal ministro della pubblica istruzione e dai rappresentanti delle regioni e degli enti locali, ai sensi dell’articolo 1, comma 625, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. L’eventuale riassegnazione delle risorse a regione diversa è disposta sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni.

4. Nell’attuazione degli interventi disposti ai sensi dei commi 2 e 3 del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, le prescrizioni di cui all’articolo 4 commi 5, 7 e 9 della legge 11 gennaio 1996 n. 23; i relativi finanziamenti possono, comunque, essere nuovamente revocati e riassegnati, con le medesime modalità,qualora i lavori programmati non siano avviati entro due anni dall’assegnazione ovvero gli enti beneficiari dichiarino l’impossibilità di eseguire le opere.

5. Il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nomina un soggetto attuatore che definisce gli interventi da effettuare per assicurare l’immediata messa in sicurezza di almeno cento edifici scolastici presenti sul territorio nazionale che presentano aspetti di particolare criticità sotto il profilo della sicurezza sismica. Il soggetto attuatore e la localizzazione degli edifici interessati sono individuati d’intesa con la predetta Conferenza unificata.

6. Al fine di assicurare l’integrazione e l’ottimizzazione dei finanziamenti destinati alla sicurezza sismica delle scuole il soggetto attuatore, di cui al comma 5, definisce il cronoprogramma dei lavori sulla base delle risorse disponibili, d’intesa con il dipartimento della protezione civile, sentita la predetta Conferenza unificata.

7. All’attuazione dei commi da 2 a 6 si provvede con decreti del ministro dell’economia e delle finanze su proposta del ministro competente, previa verifica dell’assenza di effetti peggiorativi sui saldi di finanza pubblica.

 

Articolo 8

Norme finali.

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

1-bis. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.

2. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

 

 


Quale cognome per i figli?

Autore: Andrea Mandolesi
24 Settembre 2008

 

Forse, a breve, potremmo dare ai nostri figli il cognome della madre.

 

Ciò che si auspica, in sostanza, è un intervento del legislatore volto a colmare definitivamente il vuoto normativo esistente.

 

Per chi non lo ricordasse, infatti, già nella precedente legislatura si era affrontato il “problema” del cognome della madre ai figli sino ad arrivare a partorire un disegno di legge che, ahimé, non ha ancora trovato attuazione. E dire che, il senso e il contenuto della proposta cercavano di garantire, finalmente, una effettiva pari dignità ad entrambi i genitori nei confronti dei figli.

 

La suddetta proposta di legge prevede (chissà in quale commissione parlamentare sarà ferma in attesa di discussione!) la possibilità di ciascun coniuge di conservare il proprio cognome. Stabilisce che entrambi i coniugi hanno l’opportunità di decidere, di comune accordo, il cognome da trasmettere ai figli, lasciando loro la libertà di stabilire se esso debba essere quello del padre, quello della madre ovvero quello di entrambi. Nel caso in cui i coniugi non dovessero raggiungere un accordo, al figlio saranno attribuiti d’ufficio entrambi i cognomi, in ordine alfabetico.

 

Con riguardo ai figli naturali, invece, si prevede che qualora il riconoscimento venga effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori, il figlio naturale assuma il cognome che i genitori hanno stabilito di comune accordo, mentre, nel caso in cui la filiazione nei confronti di uno dei genitori sia stata accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte dell’altro genitore, il cognome del genitore che abbia effettuato il riconoscimento successivo, ovvero nei confronti del quale sia stata accertata successivamente la filiazione, si aggiunge a quello del genitore che ha effettuato il riconoscimento per primo.

 

Ora, grazie alla recente decisione della Suprema Corte ed al clamore che inevitabilmente tale sentenza susciterà, la speranza è che il legislatore rimetta mano al disegno di legge, introducendo nuove norme più al passo con i tempi. Ci riferiamo in particolare alla decisione n. 23934 che, preso atto del persistente vuoto normativo, ha affrontato il problema di consentire ai genitori di scegliere che i figli possano avere il cognome della madre anziché, come sempre avviene, quello del padre.

 

Ad indurre la Suprema Corte ad intervenire nuovamente sulla possibilità di dare ai figli anche il cognome della madre, è stata necessaria la perseveranza di una coppia Milanese che, dopo essersi vista negare tale possibilità sia in primo che in secondo grado, ha deciso di ricorrere al Giudice di legittimità. Esisteva in effetti un vuoto normativo che imponeva ai Giudici di Milano di negare la legittima richiesta dei coniugi. Ed ora la Suprema Corte, accogliendo la rivendicazione dei genitori, chiede con insistenza al primo Presidente della Corte di poter decidere direttamente la questione.  

 

Gli ermellini, infatti, ritengono necessario intervenire normativamente in materia poiché altre precedenti pronunce, da molto tempo, ne auspicavano una risoluzione. Prima fra tutte la stessa Corte costituzionale che, già nel 2006, aveva stabilito che il sistema di attribuzioni del cognome non fosse più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna. Anche il Consiglio d’Europa investito della questione ha affermato che la discriminazione fra donne e uomini riguardo alla scelta del nome di famiglia non è compatibile con il principio di eguaglianza da esso sostenuto e ha invitato gli Stati membri inadempienti a realizzare la piena uguaglianza tra padre e madre nell’attribuzione del cognome ai figli.

 

Non si può pensare ad una parità dei sessi quando alle porte del 2009 non è concesso al libero arbitrio dei genitori la scelta di quale cognome dare al proprio figlio.

 

Speriamo che la tenacia della coppia milanese sia servita a partorire, non un bimbo con chissà quale cognome, ma una legge giusta e definitiva.