Archivio Categoria 'Circolazione stradale'


Multa con autovelox

Autore: Andrea Mandolesi
29 Aprile 2011

 

Si segnala alla cortese attenzione dei lettori, la recentissima ordinanza della  Seconda Sezione Civile della Cassazione del 5 aprile 2011, n. 7785, che, respingendo il ricorso di un Comune nei confronti di un automobilista al quale era stata contestata una multa per eccesso di velocità rilevata con autovelox, ha stabilito che  dal verbale di accertamento debba emergere “adeguatamente” che il rilevamento sia stato fatto da un agente preposto al servizio di polizia stradale, altrimenti la multa può essere annullata.

 

Dal verbale di accertamento non emergeva che il rilevamento della velocità fosse avvenuto ad opera di un agente preposto al servizio di polizia stradale, unico abilitato ad attribuire fede privilegiata all’accertamento.

 

Il giudice nomofilattico ha, quindi, dato ragione all’automobilista che lamentava la mancata partecipazione di un agente di polizia municipale alla attività di «elaborazione dell’accertamento».

 

In effetti, il Comune aveva ammesso di aver attribuito l’intera gestione a una ditta esterna, indicando soltanto genericamente una “supervisione” da parte della Polizia municipale e risultando in tal modo non dimostrata l’esistenza di quell’elemento di certezza e legalità che unicamente la presenza del pubblico ufficiale può garantire al cittadino.

 

Di seguito la pronuncia:

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II CIVILE

Ordinanza 5 aprile 2011, n. 7785

 

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

 

1) Il 5 novembre 2008 il tribunale di Bolzano, sez. staccata di Merano, in riforma della sentenza resa il 26 febbraio 2007 dal giudice di pace di Merano, accoglieva l’appello proposto da B.M., la quale aveva proposto opposizione al verbale di accertamento di violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 8, verificata il 20 gennaio 2005 alle 19,37 dalla polizia municipale di Lagundo.

 

Per quanto ancora qui interessa, il tribunale riteneva fondata la censura attinente alla necessità di taratura dell’apparecchiatura elettronica utilizzata per il rilevamento e all’onere dell’amministrazione di dar prova della relativa operazione, necessaria per la regolarità della rilevazione.

 

Riteneva inoltre viziato il verbale di accertamento, perchè l’Amministrazione si era avvalsa di una ditta privata per la gestione degli apparecchi di rilevamento e aveva affermato che l’attività di quest’ultima era stata svolta sotto la supervisione della Polizia Municipale, senza però specificare in cosa consistesse la supervisione e senza indicare concretamente come fosse stato organizzato il collegamento tra l’attività di rilevamento delle infrazioni ed il soggetto preposto al servizio di Polizia.

 

2) Notificata la sentenza in data 10 dicembre 2008, il Comune di Lagundo ha proposto ricorso per cassazione, notificato il 5 febbraio 2009.

 

L’opponente è rimasta intimata.

 

Il giudice relatore ha avviato la causa a decisione con il rito previsto per il procedimento in camera di consiglio.

 

3) Il ricorso consta di due motivi, volti a confutare le due rationes decidendi che sorreggono la decisione.

 

Quanto al primo motivo, come ha rilevato la relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c., è manifesta la fondatezza della censura esposta in ricorso.

 

Questa Corte ha da tempo ritenuto che in tema di sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, le apparecchiature elettroniche regolarmente omologate utilizzate per rilevare le violazioni dei limiti di velocità stabiliti, come previsto dall’art. 142 C.d.S., non devono), sottoposte ai controlli previsti dalla L. n. 273 del 1991, istitutiva del sistema nazionale di taratura. Tale sistema di controlli, infatti, attiene alla materia ed metrologica diversa rispetto a quella della misurazione elettronica della velocità ed è competenza di autorità amministrative diverse, rispetto a quelle pertinenti al caso di specie (Cass. 23978/07; 29333/08; 9846/2010).

 

Ne consegue che non deve essere fornita dall’amministrazione alcuna prova della esecuzione dell’operazione di taratura e va comunque ribadito che, in materia di violazione delle norme del codice della strada relative ai limiti di velocità, l’efficacia probatoria dello strumento rivelatore del superamento di tali limiti opera fino a quando sia accertato, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall’opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionamento del dispositivo elettronico (Cass. 10212/05; 287/05).

 

4) Diversa valutazione occorre invece dare per il secondo motivo, che denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 11 e 12 C.d.S..

 

Il Collegio ritiene che nè il motivo, nè tantomeno il quesito riescono a censurare convenientemente le ragioni della decisione.

 

Per il giudice di appello, dal verbale di accertamento non emergeva adeguatamente che il rilevamento, cioè “l’elaborazione della rilevazione”, avveniva ad opera di un agente preposto al servizio di polizia stradale, unico abilitato ad attribuire fede privilegiata all’accertamento. In particolare il tribunale aveva sottolineato che l’Amministrazione aveva ammesso di aver affidato “l’intera gestione” degli apparecchi alla ditta Tarasconi e aveva solo genericamente asserito che la supervisione veniva svolta dalla Polizia municipale;

 

in tal modo sarebbe rimasto indimostrato lo svolgimento di quell’elemento di certezza e legalità che “solo la presenza del pubblico ufficiale può garantire al cittadino”.

 

Il comune ricorrente doveva confutare tale convincimento, dimostrando che l’assistenza tecnica di un privato operatore era limitata all’installazione ed all’impostazione dell’apparecchiatura, secondo le indicazioni del pubblico ufficiale; che la gestione delle apparecchiature elettroniche per l’accertamento delle infrazioni (art. 345 reg. esec. C.d.S., comma 4) era rimasta riservata ai pubblici ufficiali (art. 11 e 12 C.d.S.); che l’assistenza tecnica dell’operatore privato era configurabile come un ruolo subordinato a quello dei vigili urbani (Cass. 7306/96; 5378/97).

 

Parte ricorrente si duole della statuizione della sentenza impugnata, che avrebbe negato valore alle attestazioni dell’accertamento in ordine allo svolgimento del servizio da parte dell’organo di polizia municipale, sebbene ciò si evincesse “dal verbale di contestazione, il quale oltre ad indicare il responsabile del procedimento informatico ai sensi del D.Lgs. n. 39 del 2003, art. 3, comma 2, veniva sottoscritto dall’agente verbalizzante”, così dimostrando il “collegamento tra l’attività espletata dalla ditta privata e l’organo preposto al servizio di polizia stradale”.

 

Il motivo si conclude con il seguente quesito di diritto: Dica la S.C. se l’affidamento del procedimento relativo all’elaborazione dei dati risultanti dalle apparecchiature elettroniche utilizzate dall’amministrazione comunale per il rilevamento di infrazioni ex art. 142 C.d.S., sia o meno in contrasto con le disposizioni di cui agli artt. 11 e 12 C.d.S.”.

 

In tal modo, come è evidente, il Comune si limita a sostenere che sarebbe stato affidato ai privati solo il procedimento relativo all’elaborazione dei dati e che ciò sarebbe legittimo, senza cogliere - e senza confutare - il rimprovero maggiore, cioè che il rilevamento non era attribuibile alla forza pubblica, perchè era rimasto indeterminato il necessario ruolo di preminenza di essa, posto che non era stato specificato in cosa consistesse la “supervisione” dei vigili.

 

Il ricorso ha espressamente concentrato la sua attenzione su un profilo attinente la violazione di legge (artt. 11 e 12 C.d.S., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) che non era controverso. Doveva esserne dimostrata l’osservanza, censurando la valutazione della sentenza impugnata in ordine alla prova del ruolo svolto dagli agenti verbalizzanti. A tal fine doveva essere denunciato un vizio di motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5) della sentenza, in relazione alla omessa o cattiva valutazione di una qualche risultanza processuale, dalla quale doveva emergere che l’attività della forza pubblica era stata solo supportata e non sostanzialmente sostituita dall’operatore privato.

 

Tale censura non è stata svolta. Inoltre, il generico riferimento al verbale di accertamento, del quale, violando il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, non è stato neppure trascritto in ricorso il contenuto, impedisce di tenerne conto, poichè questa Corte non ha accesso agli atti di causa in relazione ai vizi in iudicando (art. 360 c.p.c., n. 3) e alle censure sulla motivazione. Ne consegue che una delle due autonome rationes decidendi resta valida ed è sufficiente a giustificare la decisione di merito.

 

Al rigetto del ricorso non fa seguito la pronuncia sulle spese di lite, in mancanza di attività difensiva dell’intimata.

 

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.



Le nuove regole sulla strada

Autore: Andrea Mandolesi
10 Settembre 2010

 

La nuova normativa in materia di sicurezza stradale, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 29.7.2010, ha, come certamente noto, il precipuo scopo di introdurre misure volte a migliorare la sicurezza dei cittadini sulle strade, sia attraverso l’aggravamento delle sanzioni per violazioni delle norme del codice, sia mediante disposizioni volte alla prevenzione ed all’incremento della messa in sicurezza delle infrastrutture stradali. Le rilevanti modifiche del Codice della Strada, ad eccezione di quelle per cui è stata prevista l’entrata in vigore differita nel tempo, sono entrate in vigore il 13 agosto 2010.

 

Vediamo, allora, quali sono alcune di queste novità.

 

1) Guida di ciclomotori

Le disposizioni degli articoli 14 e 28 della Legge 120/2010 prevedono un generale inasprimento del trattamento sanzionatorio per i conducenti dei quadricicli leggeri (c.d. minicar) e degli altri ciclomotori che tengono condotte di guida scorrette. In particolare, l’art. 14 della L. 120/2010, intervenendo sull’articolo 97 C.d.S., ha aumentato le sanzioni pecuniarie per chi fabbrica, produce, pone in commercio o vende ciclomotori che sviluppino una velocità superiore a quella attualmente prevista e per chi circola con un ciclomotore alterato ovvero munito di una targa i cui dati non siano chiaramente visibili. L’art. 28 della L.120/2010, modificando l’articolo 172 C.d.S., ha esteso al conducente e al passeggero di quadricicli leggeri dotati di carrozzeria chiusa (c.d. minicar), l’obbligo di allacciare la cintura di sicurezza. Detta nuova disposizione si applica solo ai soggetti a bordo di tali veicoli, dotati sin dall’ origine di cinture di sicurezza secondo le prescrizioni di cui alla direttiva 2002/24/CE del 18 marzo 2002. L’art. 29 della L.12012010, che interviene sull’articolo 173 C.d.S., ha stabilito che i conducenti di ciclomotori per i quali, al momento del rilascio del certificato di idoneità alla guida per ciclomotori, siano previsti adattamenti o protesi, debbano farne uso durante la guida, estendendo ad essi le sanzioni già previste per i conducenti di veicoli con simili prescrizioni iscritte sulla patente di guida.

 

2) Guida in stato di ebbrezza

Anche in materia di guida sotto l’effetto di bevande alcoliche, come prevedibile, sono state introdotte importante novità. L’art. 33 della L. 120/2010 ha innanzitutto previsto una nuova fattispecie che punisce chi guida in stato di ebbrezza alcolica (art. 186 bis C.d.S) da parte di alcune categorie di conducenti, considerate più esposte a rischio d’incidente. Per tale scopo, è stato introdotto il nuovo articolo 186 bis, comma 1, C.d.S. che sancisce il principio secondo cui ad alcune categorie di conducenti è vietato guidare dopo aver assunto bevande alcoliche, qualunque sia il tasso alcolemico riscontrato (quindi anche inferiore al limite “standard” di 0,5 g/l). In particolare, questa nuova previsione riguarda: giovani di età inferiore a 21 anni, anche se alla guida di veicoli che non richiedono la patente di guida;
neopatentati nei primi tre anni dal conseguimento della patente B; conducenti che esercitino di professione l’attività di trasporto di persone o cose su strada in servizio di piazza, taxi ovvero di noleggio con conducente;
coloro che guidino veicoli “particolari“, come quelli con massa superiore a 3,5 tonnellate, gli autobus e gli altri autoveicoli destinati al trasporto di persone il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, sia superiore a otto, nonché di autoarticolati e di autosnodati;
conducenti di autoveicoli, comprese le autovetture, che effettuino il traino di un rimorchio (esclusi i carrelli appendice di cui all’articolo 56, comma 4, C.d. S.), quando la massa complessiva del complesso veicolare così formato superi il peso di kg 3.500. In tutti i casi sopra richiamati, il controllo del tasso alcolemico potrà essere compiuto secondo le procedure e con gli strumenti indicati dall’articolo 186, commi 3, 4 e 5, C.d.S.. Nelle more della fornitura di strumenti precursori in grado di rilevare tassi alcolemici inferiori a 0,5 g/l, i controlli etilometrici nei riguardi dei conducenti che appartengono alle categorie di cui all’art. 186 bis, comma 1, C.d.S. saranno effettuati utilizzando gli etilometri in dotazione. Sarà necessario, però, che al termine della prima prova, che rileva e quantifica la presenza di alcol nell’aria espirata, si proceda a due prove successive con il medesimo strumento, secondo le prescrizioni già oggi in vigore per l’impiego dell’etilometro a fini di raccolta della prova (ovvero, quelle che tra l’altro prevedono debba intercorrere un intervallo minimo di 5 min. tra una prova e l’altra). La conduzione di un veicolo, da parte di uno dei soggetti indicati e dopo aver ingerito bevande alcoliche in quantità tale da determinare un tasso alcolemico compreso tra 0,0 e 0,5 g/l, costituisce illecito amministrativo e comporta l’applicazione della sanzione pecuniaria da €. 155,00 a €. 624,00 (art.l86 bis, comma 2, C.d.S.). La stessa sanzione sarà raddoppiata nel caso in cui il conducente abbia provocato un incidente stradale. In questi casi, non è prevista l’applicazione di sanzioni amministrative accessorie mentre è prevista la decurtazione di 5 punti dalla patente di guida. Inoltre, il veicolo condotto da uno dei soggetti indicati, se riscontrati alla guida con un tasso alcolemico inferiore a 0,5 g/l, non viene sottratto alla disponibilità del conducente. Altre novità riguardano il caso in cui il conducente si rifiuti di sottoporsi agli accertamenti per i conducenti di cui all’articolo 186 bis C.d.S. Il rifiuto è punito è punito con le sanzioni penali di cui all’art. 186, comma 2, lett. c), C.d.S. (che prevede l’ammenda da €. 1.500,00 a €. 6.000,00, arresto da sei mesi ad un anno), aumentate da un terzo alla metà, nonché con la sospensione amministrativa accessoria della patente di guida da sei mesi a due anni e la confisca del veicolo. Diversamente da quanto previsto per tutti gli altri conducenti che rifiutino l’accertamento alcolimetrico (art. 186, comma 7, C.d.S.), qualora la confisca non possa essere applicata perché il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida viene raddoppiata. Anche per tale illecito, come previsto per il reato di cui all’art. 186, comma 7, C.d.S, il Prefetto, con l’ordinanza con cui applica la sospensione provvisoria della patente ai sensi dell’art. 223 C.d.S., dispone l’obbligo per il conducente di sottoporsi a visita medica che deve avvenire nel termine di sessanta giorni, secondo le prescrizioni del comma 8 dell’art. 186 C.d.S. Da ultimo, è bene sottolineare come il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti previsti per i casi di cui all’art.186 bis C.d.S. non determini alcuna decurtazione di punti dalla patente di guida. Altra importante novità riguarda il divieto di conseguire la patente per i conducenti minorenni trovati alla guida di un veicolo dopo aver assunto bevande alcoliche, ferma restando la loro irresponsabilità per gli illeciti amministrativi correlati alla violazione degli artt. 186 bis ed 186 comma 1, lett. a), C.d.S., dei quali risponderanno invece il genitore o il tutore secondo le regole generali dell’articolo 2 della L. 689/1981. Infatti, l’accertamento dell’assunzione di alcolici da parte di conducenti minorenni determina un ritardo nel conseguimento della patente di categoria B, nel senso che il conducente minore degli anni diciotto non potrà conseguire la patente prima del compimento del diciannovesimo anno di età, qualora sia stato accertato un tasso alcolemico superiore a 0,0 (zero) e non superiore a 0,5 g/l; il termine si sposta al compimento del ventunesimo anno di età, qualora sia stato accertato un tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l. Altra sensibile novità in materia di guida in stato di ebbrezza è la modifica apportata alla lett. a) del comma 2 dell’art. 186 C.d.S., laddove viene depenalizzata la condotta di chi guida con tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l e non oltre 0,8 g/l, prevedendo la sanzione amministrativa pecuniaria da €. 500 a €. 2.000.
Non più reato, ma mero illecito amministrativo. Abolitio criminis dunque e, di conseguenza, se il procedimento dovesse essere pendente, l’indagato avrebbe diritto all’archiviazione o alla sentenza assolutoria perchè il fatto non è più previsto dalla legge come reato. La sanzione amministrativa indicata è aumentata di un terzo qualora l’illecito sia commesso da uno dei soggetti indicati dall’art. 186 bis C.d.S.. Inoltre, all’accertamento della violazione consegue ex lege la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi, oltre la decurtazione di 10 punti dalla patente. Anche per chi viene “pizzicato” alla guida del veicolo con tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l, sono state aumentate le sanzioni. In particolare, è aumentato (da tre a sei mesi) il minimo edittale della pena, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l; è raddoppiato, inoltre, il periodo di fermo amministrativo del veicolo, se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale; è disposta la revoca della patente di guida quando sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l ed il conducente abbia provocato un incidente stradale; per i conducenti di cui all’art. 186 bis C.d.S. che hanno provocato incidenti stradali, le pene previste dall’art. 186, comma 2, lett. b) e c) sono aumentate da un terzo alla metà;
infine, nei confronti dei conducenti di veicoli commerciali di cui alla lett. d) dell’art. 186 bis, c.2, C.d.S., è sempre disposta la revoca della patente di guida quando sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l. Per quanto riguarda la confisca del veicolo in caso di guida in stato di ebbrezza con tasso aIcolemico oltre 1,5 g/l o in caso di rifiuto di accertamenti, occorre premettere che, conformemente alle indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.196 del 26.5.2010, la confisca del veicolo non viene più qualificata come misura di sicurezza patrimoniale. Tale circostanza, unitamente all’espresso rinvio alle nuove disposizioni dell’art. 224 ter C.d.S., introdotto dall’articolo 44 della L. 120/2010 conseguente alla nuova formulazione dell’art. 186, comma 2, letto c), C.d.S., induce a ritenere che la confisca di cui si parla abbia assunto la natura di sanzione amministrativa accessoria degli illeciti penali sopraindicati. Detto intervento della Consulta ha determinato la necessità di eliminare dalla nuova previsione normativa l’inciso secondo cui la confisca doveva essere disposta ai sensi del comma 2 dell’articolo 240 del codice penale. Di conseguenza, nei casi soprarichiamati, ai fini del sequestro del veicolo, trovano applicazione le procedure di cui all’art. 213 C.d.S, in quanto compatibili. Tuttavia, per espressa previsione dell’ultimo periodo del comma l dell’art. 224 ter C.d.S, diversamente da quanto previsto dalle disposizioni dell’art. 213 C.d.S, che consentono l’affidamento della custodia del veicolo sequestrato al trasgressore, gli operatori di polizia che accertano gli illeciti in argomento dovranno sempre provvedere ad affidarlo ad uno dei soggetti di cui all’art. 214 bis C.d.S. (custodi-acquirenti), ovvero, in mancanza, ad uno dei soggetti autorizzati dal Prefetto ad effettuare la custodia amministrativa ai sensi del D.P.R. 571/1982. Dopo la condanna per i reati sopraindicati, secondo le disposizioni dell’art. 224-ter C.d.S., il veicolo sequestrato è per l’effetto oggetto di confisca con provvedimento del Prefetto. All’art.186, comma 2 bis, C.d.S. viene previsto che sia disposto il fermo amministrativo del veicolo condotto dal conducente in stato di ebbrezza alcolica che abbia provocato un incidente stradale. A tal fine, l’art. 224 ter stabilisce che l’operatore di polizia stradale provveda a disporre il fermo provvisorio del veicolo per 30 giorni mentre il restante periodo di fermo sarà disposto dal giudice con la sentenza di condanna. Il fermo amministrativo provvisorio è quindi disposto secondo le procedure dell’art. 214 C.d.S, in quanto compatibili. Tuttavia, anche in questo caso, diversamente da quanto previsto dalle disposizioni dell’art. 214 C.d.S, non potrà essere disposto l’affidamento della custodia del veicolo al trasgressore ma gli operatori di polizia che accertano l’illecito in argomento dovranno sempre provvedere ad affidarlo ad uno dei soggetti di cui all’art. 214 bis C.d.S. (custodi-acquirenti), ovvero, in mancanza, ad uno dei soggetti autorizzati dal Prefetto ad effettuare la custodia amministrativa ai sensi del D.P.R. 571/1982.

 

3) Guida in stato di alterazione per uso di stupefacenti

Anche in relazione alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti sono state apportate decisive modifiche quale, in primis, la previsione di un aumento del minimo edittale (da tre a sei mesi) della pena prevista. Non solo. E’ altresì disposta la revoca della patente di guida quando il conducente in stato di alterazione abbia provocato un incidente stradale, mentre per i “famosi” conducenti di cui all’art. 186 bis C.d.S. le pene previste dall’art.187 C.d.S. sono aumentate da un terzo alla metà. Infine, nei confronti dei conducenti di veicoli commerciali di cui alla lett. d) dell’art. 186 bis C.d.S., è sempre disposta la revoca della patente di guida. Importanti novità, attraverso la previsione dell’art. 187 comma 2 bis, C.d.S., sono state introdotte in merito alle modalità di accertamento dello stato di alterazione dopo aver assunto sostanze stupefacenti. La nuova norma ha previsto che, qualora le prove non invasive forniscano esito positivo, oppure quando si abbia altrimenti ragionevole motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi sotto l’effetto conseguente all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, i conducenti, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l’integrità fisica, possano essere sottoposti ad accertamenti clinico-tossico logici e strumentali ovvero analitici su campioni di mucosa del cavo orale ovvero su campioni di fluido del cavo orale prelevati a cura di personale sanitario nominato ausiliario di polizia giudiziaria degli organi di polizia stradale procedenti. Occorre ricordare, però, che questa richiamata disposizione sarà operativa solo dopo l’emanazione di un decreto interministeriale che determini le caratteristiche degli apparecchi per l’analisi dei campioni prelevati, nonché le modalità di effettuazione delle stesse.
Per effetto della completa riformulazione del comma 3 dell’art. 187 C.d.S, qualora non sia possibile effettuare il prelievo a cura del personale sanitario ausiliario, ovvero qualora il conducente rifiuti di sottoporsi a tale prelievo, gli agenti accompagneranno il conducente presso strutture sanitarie fisse o mobili afferenti ai suddetti organi di polizia stradale ovvero presso le strutture sanitarie pubbliche o presso quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate, per il prelievo di campioni di liquidi biologici ai fini dell’ effettuazione degli esami necessari ad accertare la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope. Anche in caso di guida in stato di alterazione dopo aver assunto stupefacenti, ovvero in caso di rifiuto dei relativi accertamenti, la confisca del veicolo appartenente al conducente ha assunto la natura di sanzione amministrativa accessoria. Per il relativo sequestro, perciò, troveranno applicazione le medesime disposizioni dell’art. 224-ter C.d.S..

 

4) Uso della bicicletta

Sono state inserite nuove disposizioni anche in relazione all’uso della bicicletta. Ora, per la conduzione dell’antico velocipede non è più previsto l’obbligo per i minori di anni 14 di indossare il casco. L’uso del casco sarà meramente facoltativo anche per i più piccoli. Una rilevante modifica (all’art. 182), sempre in materia di bicicletta, è quella che ha introdotto l’obbligo per chi circola fuori dai centri abitati di indossare un giubbotto retroriflettente ad alta visibilità, ovviamente nelle ore serali.

 

5) Applicazione dell’art. 219 bis C.d.S., ai conducenti di veicoli per i quali non richiesta la patente.

L’articolo 43 della L. 120/2010, modificando l’art. 219 bis C.d.S, ha soppresso la previsione contenuta nella precedente formulazione della stessa norma, secondo la quale le misure della sospensione, della revoca o del ritiro della patente, nonché la decurtazione di punti, potevano essere applicate al conducente titolare di patente anche quando la violazione da cui le misure discendevano era stata commessa alla guida di un veicolo che non richiede la patente di guida. Inoltre, il medesimo articolo ha introdotto due nuovi commi (3 ter e 3 quater) nel art. 219. Il primo prevede che, se a seguito della condanna per una delle contravvenzioni di cui agli artt. 186, 186 bis e 187 sia stata disposta la revoca della patente, il condannato non possa conseguirne una nuova prima di tre anni dalla data di accertamento del reato. Il comma 3 quater, invece, prevede che, in caso di condanna per uno dei reati previsti dagli artt. 186, comma 2, lett. b) e c) e 187, la conseguente revoca della patente ad uno dei conducenti professionali indicati nell’articolo 186 bis, costituisce giusta causa di licenziamento, ai sensi dell’art. 2119 del codice civile.

 


Guida sotto stupefacenti

Autore: Andrea Mandolesi
25 Ottobre 2009

Merita un breve approfondimento una recente sentenza del Tribunale di Bologna in materia di guida sotto l’effetto di sostanza stupefacente (Tribunale di Bologna - Sentenza n. 1422 del 16 giugno 2009).

 

Secondo quanto deciso dal Tribunale di merito, ai fini della configurabilità della contravvenzione di guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti, così come previsto e punito dall’art. 187 del codice della strada, sono necessari sia un adeguato esame chimico su campioni di liquidi biologici, con esito ovviamente positivo, sia l’esecuzione di una visita medica che possa certificare uno stato di alterazione dovuto effettivamente all’assunzione di sostanze proibite.

 

A ben vedere, il giudice bolognese, ritenendo non soddisfacente il solo esame delle urine a provare il reale stato di alterazione psicofisica, ha pronunciato sentenza di assoluzione evidenziando che, la contravvenzione di cui all’art. 187 c.d.s., presuppone e richiede una vera e propria attualità dell’uso della sostanza vietata. Non basta cioè, per fondare una responsabilità penale del conducente, provare lo stato di assunzione di sostanze droganti esclusivamente attraverso un esame delle urine del conducente medesimo.

 

In buona sostanza, nel caso deciso dal Tribunale di merito, il giudice investito della decisione ha ritenuto che l’esame così come eseguito non fosse in grado di provare che l’assunzione dello stupefacente fosse avvenuta immediatamente prima del rilascio dei campioni di urine, ben potendo la rilevata positività significare che l’assunzione fosse risalente nel tempo.

 

E’ bene sapere, infatti, per meglio comprendere la decisione in parola, che in caso di assunzione di cannabinoidi, gli esami effettuati sulle urine possono rilevare una positività in realtà risalente a molto tempo addietro, sino addirittura a tre settimane prima.

 

Nel caso preso in esame dal giudice di Bologna, in effetti, la sostanza riscontrata era proprio cannabis e il giudicante ha ritenuto che gli esami delle urine non fossero da soli sufficienti a fondare una responsabilità penale dell’imputato.

 

E’ oramai consolidato dalla giurisprudenza di legittimità che, nei casi di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, a differenza di quanto accade per le ipotesi di guida in stato di ebbrezza, sia necessario, ma non sempre sufficiente, che lo stato di alterazione sia accertato attraverso l’esame dei liquidi biologici (volgarmente, esame delle urine).

 

Ciò significa che non è sufficiente, per potersi fondare la prova del fatto, il ricorso ai soli elementi sintomatici esterni come invece accade per le ipotesi di guida in stato di ebbrezza, come disciplinato dall’art. 186 c.d.s. Deve escludersi pertanto che lo stato di alterazione psicofisica sia desunto da elementi esterni senza che vi sia anche un riscontro della positività effettuato mediante gli esami delle urine.

 

Va da sé che, in tutti i casi in cui sia necessario individuare uno stato di alterazione dovuto all’assunzione di sostanze droganti, gli agenti operanti potranno far ricorso ai suddetti elementi esterni (quali ad esempio, deposizione degli operanti, confessione, circostanze dell’accertamento, andatura di guida, etc.) al fine di decidere se procedere o meno a controlli più approfonditi quale quello delle urine, gli unici, come detto,  in grado di poter fondare una prova del reato.

 

Su questo punto la Corte di legittimità pare essere concordemente univoca laddove richiede la necessità che lo stato di alterazione del conducente dell’auto sia accertato attraverso un esame sui campioni biologici escludendo, invece, il ricorso ai soli elementi sintomatici esterni.

 

In conclusione, sembra potersi affermare che l’esame delle urine sia certamente indispensabile ai fini di una corretta prova del fatto ma che debba essere suffragato da altri elementi che possano dimostrare l’attualità dello stato di alterazione psicofisica. Non sempre, infatti, le tecniche effettuate per l’esame dei liquidi biologici dimostrano, al di la di ogni ragionevole dubbio, che le sostanze vietate siano state assunte poco prima di porsi alla guida di un’autovettura.

 

Il caso sottoposto alla nostra attenzione dimostra proprio questo e il giudice bolognese ha ritenuto che la prova dell’attualità dell’assunzione delle sostanze non potesse essere provata unicamente dagli esami, pur positivi, sulle urine del conducente.

 

Sarà quindi buona prassi operativa degli agenti di polizia quella di coniugare l’accertamento effettuato mediante esame delle urine al riscontro positivo di tutte quelle circostanze rilevanti per la dimostrazione dell’attualità dell’alterazione.

 


Vista Red ai semafori

Autore: Andrea Mandolesi
10 Luglio 2009

 

Come era lecito aspettarsi, a distanza di qualche mese dalla loro attivazione, i cosiddetti VISTA RED (le telecamere poste nelle intersezioni semaforiche), stanno mietendo “vittime”.

 

Altrettanto pacifica, almeno per lo scrivente, è la scia di polemiche che questi “strumenti comunali” si portano, inevitabilmente, dietro.

 

Nulla di strano. L’avevamo previsto.

 

Con specifico riferimento alla situazione di Rimini, il Vista Red più prolifico per le casse comunali sembra essere quello posto nell’intersezione stradale all’uscita dell’Autostrada di Rimini sud, Via della Repubblica-Via Carlo ALberto della Chiesa, per intenderci. Un vero massacro. Non fosse altro per il fatto che, molti di coloro che vi transitano, sono turisti provenienti da chissà dove e che, stante la scarsissima visibilità dei cartelli di avviso, non possono di certo conoscerne l’esistenza.

 

Tuttavia, ciò che non avevamo messo in conto, era la possibilità che questo strumento preventivo (sbandierato come un efficace mezzo per prevenire incidenti) venisse invece usato in modo poco chiaro.

 

Da più parti, infatti, stanno giungendo voci che, ove dovessero essere confermate, avrebbero dell’incredibile. Andrebbero ulteriormente a corroborare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la tesi di chi ha sempre sostenuto che questi apparecchi servirebbero solo ed esclusivamente per fare cassa a scapito, ovviamente, del cittadino.

 

Pare, secondo quanto ci è dato sapere, non avendone avuto diretta contezza, che stiano arrivando delle multe (per omesso rispetto del segnale semaforico) anche a coloro che si trovino a sorpassare, anche solo di qualche centimetro/metro, la linea di arresto posta sotto il semaforo. Succede spesso, soprattutto per chi circola con il motociclo, di porsi qualche centimetro davanti alle macchine e così sconfinando appena al di là della linea d’arresto.

 

Ecco, a quanto pare, ciò basta per vedersi recapitare la pesante sanzione che, come ricorderete, prevede anche la decurtazione dei punti dalla patente di guida.

 

Personalmente, non ho ancora toccato con mano una sanzione irrogata proprio per questo motivo ma mi auguro che, coloro che dovranno decidere le sorti dei sanzionati (i Giudici di Pace), usino un pochino di buon senso.

 

Di certo, non esiterei ad impugnare un provvedimento così abnorme che andrebbe ingiustamente a sanzionare chi, pur rispettando il segnale luminoso, si sarebbe reso “colpevole” di aver oltrepassato la linea di arresto, anche solo di qualche centimetro.

 

Per ora, per scongiurare il pericolo della sanzione e nell’attesa che qualcuno intervenga a fare chiarezza, non resta che arrestare la propria corsa ben prima della linea di arresto!!!

 


Infrazioni in bicicletta

Autore: Andrea Mandolesi
6 Luglio 2009

 

Ecco la norma contenuta nel nuovo pacchetto sicurezza che farà certamente discutere.

 

Art. 219-bis. (Ritiro, sospensione o revoca del certificato di idoneità alla guida).

 

1) Nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, è disposta la sanzione amministrativa accessoria del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida e la violazione da cui discende è commessa da un conducente munito di certificato di idoneità alla guida di cui all’articolo 116, commi 1-bis e 1-ter, le sanzioni amministrative accessorie si applicano al certificato di idoneità alla guida secondo le procedure degli articoli 216, 218 e 219. In caso di circolazione durante il periodo di applicazione delle sanzioni accessorie si applicano le sanzioni amministrative di cui agli stessi articoli. Si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis. 

 

2) Se il conducente è persona munita di patente di guida, nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida. In tali casi si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis. 

 

3) Quando il conducente è minorenne si applicano le disposizioni dell’articolo 128, commi 1-ter e 2».

 

Si, avete capito bene. Il governo ha inserito nel pacchetto sicurezza appena varato anche una norma che prevede, in caso di infrazioni al codice della strada a bordo di una “pericolosissima” bicicletta, la perdita di punti dalla patente di guida dello sventurato ciclista.

 

Si badi bene, però. Il predetto principio varrà, solo ed eslcusivamente, nel caso in cui il malcapapitato sia abilitato alla guida. Condizione essenziale per essere sottoposti alla decurtazione dei punti è, pertanto, che il ciclista abbia la patente di guida. In caso contrario, invece, non vi sarà nessuna decurtazione di punti dalla patente ma esclusivamente una sanzione pecuniaria.

 

Questa la bizzarra norma recentemente varata dal governo.

  

Ad avviso di chi scrive, questo è uno di quei tipici casi in cui occorre sperare che, coloro che saranno chiamati a far rispettare le norme (agenti e forze dell’ordine), abbiano maggior buon senso di chi, inavvertitamente, ha partorito una legge a dir poco ingiusta.

 

In caso contrario, prepariamoci pure ad un’altra valanga di ricorsi.

 

Ricorsi che sarebbero pienamente giustificati non solo da mero buon senso, ma dalla stessa nostra Costituzione.

 

E’ lapalissiana, infatti, non solo per gli addetti ai lavori, la disparità di trattamento che si andrebbe a creare tra coloro che hanno una abilitazione alla guida (e come tale sanzionabili) e coloro invece che ne sono sprovvisti (quindi non sanzionabili).

 

E’ evidente, anche al più distratto lettore, come la norma appena introdotta offra il fianco a pesantissime critiche.

 

Per questo e non solo, ci si augura che vengano apportate le dovute correzioni.

 

 

  


La confisca dell’auto

Autore: Andrea Mandolesi
12 Maggio 2009

 

Alla vigilia dell’approvazione da parte del Parlamento di un nuovo e severo pacchetto di norme in materia di guida in stato di ebbrezza, soprattutto con riferimento ai soggetti neo-patentati, la Suprema Corte torna sulla dibattuta questione della confisca.

 

 

Con la sentenza n. 13831, la IV Sezione Penale della Corte ha chiarito che “il veicolo utilizzato per commettere il reato di guida in stato di ebbrezza non è cosa intrinsecamente pericolosa, la cui confisca è dovuta solo se interviene condanna nei confronti del conducente, dovendosi in tal senso ritenere che il riferimento all’art. 240, comma 2 c.p., operato dall’articolo 186, comma 2, lettera c), del codice della strada, abbia il fine non già di assimilare il suddetto veicolo alle altre cose ivi elencate (per le quali la confisca è prevista in ogni caso), bensì di rimarcare l’obbligatorietà della misura ablativa”.

 

 

Traducendo la suddetta massima, anche e soprattutto per i non addetti ai lavori, si ritiene che la Corte abbia voluto evidenziare come il veicolo in sè non sia una cosa oggettivamente  pericolosa  ma debba, piuttosto, essere considerato pericoloso solo in riferimento a quel soggetto (il conducente) “pizzicato” in grave stato di ebbrezza (o di grave alterazione psico-fisica dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti) o che si sia rifiutato di sottoporsi all’accertamento etilometrico.

 

 

A tal proposito, giova ricordare che si ci riferisce ad uno stato di ”grave stato di ebbrezza” poichè la misura ablativa della confisca non è prevista per tutte le ipotesi di guida sotto l’influenza dell’alcool ma solamente per quelle più gravi.

 

 

In effetti, il legislatore ha ritenuto che debba essere sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato ai sensi dell’articolo 240, comma 2, c.p., solo con riferimento alle ipotesi di cui alla lettera c) dell’art. 186, Codice della Strada, ovvero con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l salvo, come noto, che il veicolo appartenga a persona diversa e quindi estranea al reato.

 

 

Ricordato ciò, va sottolineato come,  nonostante il legislatore abbia inteso configurare la confisca del veicolo come obbligatoria, attraverso il richiamo dell’art. 240 del codice penale, possa pacificamente sostenersi che nel caso del veicolo (a differenza di quelle che sono le ipotesi tipiche dell’art. 240 c.p.) utilizzato per commettere il reato di ebbrezza non vi sia un’oggettiva pericolosità della cosa.

 

 

Piuttosto, ben ragionando, si ritiene che il principio  ispiratore del nostro legislatore sia stato quello di punire il comportamento del trasgressore privandolo dello strumento (rectius:veicolo) di cui questi abbia abusato utilizzandolo in uno stato fisico alterato. Da ciò deriva che, il carattere sanzionatorio della confisca e la sua obbligatorietà esimano il giudice dal dover motivare circa il rischio di recidiva, costituito nella fattispecie dal mantenimento del veicolo nella disponibilità del trasgressore.

 

 

Dalle siffatte considerazioni, e alla luce della richiamata  pronuncia della Corte, deriva che, sia in caso di condanna che di patteggiamento, la previsione dell’obbligatorietà della confisca esima il giudice dal dover fornire alcuna motivazione circa la sussistenza della pericolosità qualora il veicolo tornasse nella disponiblità del trasgressore.

 

 

E’ sufficiente, infatti, che venga richiamata la configurabilità del reato e la proprietà del veicolo da parte del soggetto trasgressore per poter legittimamente disporre la misura ablativa.

 

 

 Leggi tutta la sentenza.


Le multe degli ausiliari del traffico

Autore: Andrea Mandolesi
2 Aprile 2009

 

 

Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno stabilito, con la recentissima decisione n. 5621 del 2009, che le multe elevate dagli ausiliari del traffico per la sosta vietata (fuori dalle strisce blu) siano da considerarsi illegittime.

 

Questa la massima:

 

“Le funzioni dei dipendenti delle società di gestione dei parcheggi, di prevenzione e di accertamento delle violazioni in materia di sosta, conferite a norma della legge 15 maggio 1997 n. 127, articolo 17, comma 132, e dall’articolo 68 della legge 23 dicembre 1999 n. 488, sono limitate alle aree oggetto di concessione e agli spazi necessari alle manovre dei veicoli ivi parcheggiati, e pertanto le violazioni in materia di sosta che non riguardino le aree contrassegnate con le strisce blu e/o da segnaletica orizzontale e non comportanti pregiudizio alla funzionalità delle aree distinte non possono essere legittimamente rilevate da personale dipendente delle società concessionarie di aree adibite a parcheggio a pagamento, seppur commesse nell’area oggetto di concessione, ma solo limitatamente agli spazi distinti con strisce blu”.

 

In buona sostanza, la Corte di legittimità con la sua recente decisione, fissa in maniera definitiva quelli che sono i limiti dei poteri degli ausiliari del traffico.

 

Da una parte, infatti, autorizza e legittima il potere d’intervento degli ausiliari all’interno della propria area di gestione, e quindi, per esempio, all’interno delle cosiddette strisce blu.

 

Dall’altro canto, però, adotta un principio restrittivo laddove stabilisce che, tutte le violazioni in materia di sosta che non riguardino le suddette aree (strisce blu e/o indicate da segnalatica orizzontale), non potranno essere rilevate dai “vigilini”.

 

Ne consegue che, al di fuori di  tali  spazi, il potere degli ausiliari sarà circoscritto a quei veicoli che, trovandosi al di fuori degli spazi limitati,  intralcino le vetture che devono accedere o uscire dai parcheggi.

 

 


T-Red a Rimini, altri ricorsi?

Autore: Andrea Mandolesi
27 Ottobre 2008

 

Anche a Rimini, a partire dal 3 novembre 2008, entreranno in vigore i tanto temuti T-Red, ovvero gli apparecchi elettronici installati sopra le intersezioni semaforiche ed utilizzati per rilevare quando l’automobilista passa con il rosso. Trattasi di vere e proprie telecamere in funzione giorno e notte, da qui il nome Vista-Red.

 

E’ di pochi giorni addietro  lo scandalo degli appalti truccati, scoperto dalla Guardia di Finanza di Milano, in base al quale le aziende fornitrici dei cosiddetti T-Red ricevevano dal Comune, quale corrispettivo per il noleggio dell’apparecchio, una percentuale sulle multe irrogate: va da sè, che queste macchinette infernali venissero tarate in modo tale da incassare maggior denaro a scapito dell’ignaro automobilista.

 

Sperando che uno scandalo di simili proporzioni rimanga un fatto isolato, ricordiamo agli utenti quali saranno le intersezioni spiate, 24 ore al giorno, dall’occhio del “grande fratello comunale”:

 

Viale Roma-Viale Tripoli, Via Pascoli-Via Ugo Bassi, Via della Repubblica-Via Flaminia Conca, Via delle Rimembranze-Via Marradi.

 

Secondo quanto è dato sapere,  il T-red o Vista-red sarà tarato prevedendo un intervallo di 6 secondi di semaforo giallo in modo da permettere all’automobilista di orientare il proprio comportamento e, quindi,  arrestarsi immediatamente al giallo oppure  tentare la sorte rischiando di essere filmati, ergo, sanzionati.

 

Tra l’altro, è bene ricordarlo, le sanzioni previste saranno molto salate prevedendo multe di circa 148 euro ed una decurtazione di 6 punti dalla patente di guida. Ma non è tutto: infatti, i recidivi, ovvero coloro che saranno “pizzicati” per due volte nel corso di due anni, potranno vedersi ritirata la patente per 3 mesi!

 

A questo punto, tralasciando commenti personali circa l’utilità di simili strumenti, ci si augura che i Giudici di Pace Riminesi non siano colpiti da una nuova ondata di ricorsi come, peraltro, già avviene in quelle città ove da tempo vige il “photo red”.

 

Il Giudice di Pace di Rimini è letteralmente sommerso, e  lo sarà purtroppo per molto tempo ancora, dai ricorsi contro le sanzioni del cosiddetto “Vigile Elettronico“.

 

La ragione è presto individuata: il cittadino, lungi dal sentirsi tutelato dalla “propria” amministrazione comunale, ha la spiacevole sensazione di essere utilizzato quale mero strumento per fare cassa!

 

Da più parti, è stata richiesta maggiore trasparenza da parte dell’amministrazione comunale nella gestione di questi strumenti; si è chiesto, per esempio, l’installazione di orologi in prossimità dei varchi “controllati”, in modo da consentire all’utente-cittadino della strada di orientare la propria condotta a seconda dell’effettivo orario riportato sul pannello.

 

Esiste, infatti, una radicale ed assoluta impossibilità per il cittadino, che intenda rispettare gli orari di accesso alla zona a traffico limitato, di avere la certezza che non incorrerà in una sanzione amministrativa.

 

Non è possibile sincronizzare il proprio orologio con quello del vigile elettronico e, pertanto, non è ammissibile pensare che, anzichè essere l’amministrazione gravata dall’onere di rendere noto ai cittadini automobilisti quando siano raggiunti gli orari in cui è consentito l’accesso, debba essere costretto l’utente, per evitare sanzioni, ad attendere oltre il limite previsto per l’accesso per poter tranquillamente accedere alla zona a traffico limitato.

 

Perchè, allora, non mettere un orologio che segni un orario uguale per tutti?

 

Tra l’altro, è bene sottolinearlo, in tutti i casi in cui il Giudice di Pace Riminese sia stato investito da ricorsi avverso multe irrogate in orari “limite”, la sua decisione  è sempre stata favorevole al ricorrente; tuttavia, nonostante il consolidato orientamento, a pagare è sempre l’utente il quale si vede recapitare la contravvenzione anche quando, quanto meno il buon senso, richiederebbe il contrario.

 

Accade, invece, che il cittadino sia costretto a difendersi, con conseguente perdita di tempo e di soldi, senza essere mai risarcito: forse, in questi casi, i Giudici di Pace dovrebbero avere il “coraggio” di condannare la troppa leggerezza dell’amministrazione attraverso, per esempio, la condanna alle spese legali!

 

Invece, anche in caso di “vittoria”, il cittadino avrà perso sempre e comunque….

 

Non vi sono dubbi, poi, che maggiore trasparenza sarebbe realizzata qualora venisse posto sul divieto un segnale luminoso (una banale luce rossa o verde, per intenderci) che indichi al cittadino quando poter o meno accedere alla Ztl.

 

Perchè non mettere il cittadino al riparo da ingiuste sanzioni e nella condizione di conoscere preventivamente come regolare il proprio comportamento?

 

Forse, trasparenza e informazione non vanno d’accordo con bilancio comunale?

 

 


Ebbrezza e confisca

Autore: Andrea Mandolesi
1 Settembre 2008

Come noto, il recente pacchetto sicurezza, introdotto dal nuovo governo, ha certamente inasprito le conseguenze derivanti dalla guida sotto l’influenza dell’alcool. Non solo ha elevato le sanzioni previste per chi venga trovato alla guida dell’auto dopo un bicchiere di troppo ma ha altresì introdotto la misura della confisca obbligatoria (cfr. art. 240 comma 2 c.p., veicolo come cosa servita per commettere il reato) qualora il tasso alcolemico del fermato dovesse superare i 1,5 di g. per litro.

 

A tal proposito, è bene ricordare che il governo, a mio avviso ben ragionando, in sede di legge di conversione ha ritenuto di modificare l’evidente disuguaglianza tra chi si rifiutava di sottoporsi all’esame etilometrico, subendo solo il fermo e non la confisca del veicolo e chi, invece, sottoponendosi al test si vedeva confiscato il mezzo del commesso reato.

 

In effetti, la legge di conversione ha definitivamente eliminato la falla legislativa equiparando la condotta di coloro che si sottopongano all’esame (superando i fatidici 1.5 g/l) e di quelli che decidano di non sottoporvisi. Si è in sostanza ristabilito che, anche in quest’ultimo caso, vada disposta la confisca del veicolo, salvo che il mezzo appartenga a persona estranea alla violazione

 

Ritiene lo scrivente che l’equiparazione disposta in sede di conversione vada salutata positivamente laddove, altrimenti, si sarebbe ingiustamente incentivata la pratica del rifiuto all’alcool test per non vedersi confiscata la propria autovettura.

 

Ciò detto, però, non ci si può esimere dal sollevare qualche ragionevole dubbio sulla ”giustizia” e legittimità della norma de qua. 

 

Infatti, nonstante si ritenga una violazione gravissima la condotta di chi si metta alla guida con un tasso alcolemico tre volte superiore a quello consentito, non vi è chi non veda come la confisca del mezzo assuma dei connotati in assoluto contrasto con il principio di uguaglianza costituzionalmente previsto.

A titolo esemplificativo, non può non evidenziarsi l’eccessiva differenza di conseguenze giuridiche tra la condotta di chi si trovasse alla guida di una vettura modesta (con un valore di mercato modesto) e chi, invece, venisse “pizzicato” a bordo di una macchina di lusso, con decisive differenze di conseguenze e soprattutto di prezzo.  

 

Stesso discorso dicasi per coloro che “furbescamente” si trovino a guidare una vettura intestata a terzi. Infatti, con questo semplice accorgimento non sarebbero sottoposti alla confisca.

 

Ebbene, seppur concordando con l’inasprimento delle norme azionato dal governo, per l’ennesima volta occorre considerare come l’attività di produzione legislativa sia (per non dire provocatoriamente “voglia”) facilmente attaccabile da critiche e polemiche.

 

E allora, concedetemi un piccola provocazione ………. ma se invece di girare intorno al problema non prevedessimo una pena “finalmente” uguale per tutti ed a prescindere dal tasso alcolemico riscontrato, come per esempio dieci giorni di carcere, senza sconti o permessi???

 

Troppo facile vero……

e non si dica che non ci sono le carceri …………. indulto docet!